venerdì 25 giugno 2021

IL LUPO


Da sempre nelle favole il lupo viene rappresentato sempre come il cattivo; vi ricordate chi divora i tre porcellini, chi mangia la nonna e Cappuccetto rosso. Si dice sia malvagio, solitario, invincibile in branco, il suo ululato fa venire i brividi lungo la schiena, ma negli ultimi tempi si pensa che forse sia lui la vittima.
Quindi è veramente così cattivo? Ci sono motivi validi per averne paura? Come si comporta quando è in branco o da solo? Cosa vuol dire effettivamente il suo ululato?




Eminenti studiosi ci dicono che è un animale timido e se aggredisce l’uomo è solo in circostanze particolari, ci è stato consegnato dalle favole popolari questo suo ruolo di cattivo mangiatore di uomini. Non manifesta aggressività nemmeno con i suoi simili, anche quando incontra un rivale, il più forte non ucciderebbe mai per dimostrare la superiorità ( non è un assassino), basta che uno dei due si sottometta chinandosi ai suoi piedi. 

Questo comportamento garantisce pace e convivenza nel branco. Sono animali sociali, può succedere però che i più vecchi vengano isolati. Percorrono tanti chilometri in gruppo, per strategiche battute di caccia. Nel branco ci sono poche famiglie e il capo è il più carismatico, che decide i percorsi da seguire, i posti dove sostare, mangia i primi bocconi delle prede e si accoppia imponendosi sugli altri maschi del branco.

Il suo ululato nella notte può spaventare tutti gli altri animali, all’orecchio umano sembrano tutti uguali, ma è un segno di distinzione attraverso il quale gli altri del branco possono capire se  è un’amico o un nemico. Può essere usato per avvertire altri branchi di aver catturato una preda e di non avvicinarsi o se c’è una cucciolata avvertono che la difenderanno fino alla morte. Il canto collettivo può iniziare solo quando nel gruppo ci sono i capi del branco, essendo udibile a grandi distanze, così che i clan vicini smorzano eventuali idee di  attaccare i vicini, questo perché amano vivere in comunità senza scontri inutili. Solo recentemente gli Etologi hanno evidenziato questi comportamenti quando già la forza delle fiabe popolari hanno contribuito inevitabilmente allo sterminio perpetrato dall’uomo.


Al momento grossi gruppi sopravvivono in Alaska, in Canada e in Polonia e nell’ex Unione Sovietica, mentre piccoli gruppi sopravvivono in Italia, Grecia e Spagna in spazi ridotti dove si rintanano vivendo di quel poco che gli offre il territorio. Quando poi la fame li spinge a valicare spazi dove vivono gli umani, uccidendo per fame qualche capo di un gregge, si rinnova negli uomini quell’odio tramandato con ancestrali storielle, facendo pensare a un mostro con denti aguzzi e occhi infuocati avido di sangue umano. 



La vera storia di Cappuccetto Rosso, prima che Perrault la adattasse a fine seicento oppure in seguito adattata dai fratelli Grimm, che inserirono il cacciatore che uccideva il lupo. La piccola cappuccetto, metaforicamente, perdeva la verginità vedendo il lupo, quindi non rinunciava alla vita ma alla sua innocenza.



Già nel IV secolo, durante la predicazione Sant’ Abrogio diceva; “Quando un lupo ti minaccia, afferra una pietra e lui fuggirà, la tua pietra è Cristo. Se ti rifugi in Cristo, scacci il lupo, ossia il diavolo, che non potrà più farti paura”. Capirete come fu semplice nell’Europa medievale raffigurarlo come un diavolo. Ci sono cronache di quei tempi che raccontano di lupi che abbandonano la foresta per spingersi nelle case dei poveri Cristiani. Come se in quel tempo, circa il 1420 il flagello fosse il lupo e non la guerra dei Cent’anni, che aveva distrutto il cuore dell’Europa. Poi tutta la letteratura sulla licantropia, l’uomo che si trasforma in lupo uccidendo chiunque incontri sul suo cammino, solo nel  XVIII secolo quest'ultima viene riconosciuta come malattia. Abbiamo nel tempo trasferito al Lupo tutte le nostre negatività, ammettiamolo se c’è un essere ignobile, cattivo e crudele, vendicatore, assassino, quello

lunedì 15 marzo 2021

L'ASILO MARIUCCIA


Da quando sono arrivato in Lombardia, ogni volta che assisto a chiassose o inutili discussioni o diverbi tra adulti, interviene sempre qualcuno che dice; basta, smettetela mi sembra di essere all'asilo Mariuccia.

 Nessuno però sa spiegarmi il perché di questo modo di dire, io ho sempre immaginato un'enorme asilo chiassoso dove si litiga per la merenda, i giochi, insomma per motivi futili, un luogo difficile da amministrare per la giovane età dei bambini .Quindi un modo per dire; smettetela di comportarvi in modo infantile, fate le persone serie.

Poi un giorno su un settimanale del corriere della sera, leggo un vecchio articolo di Ada Negri, Poetessa e scrittrice, che lo scrisse nei primi anni del 900

                                                             Alamy stock photo

Partiamo da Mariuccia, chi era? Era una ragazzina di tredici anni che purtroppo in tre giorni morì di difterite, ma in punto di morte in preda alle convulsioni strappò una promessa alla mamma; quella di aprire una casa d'accoglienza per ragazze abbandonate o messe sulla cattiva strada. La mamma con un grande stato d'animo supera le difficoltà per attuare un progetto così grande e apre una casa per bambine messe sulla cattiva strada o abbandonate, in un periodo in cui la fame poteva portare a fare scelte difficili. 

La casa si trova in periferia di Milano, fuori Porta Magenta. Non molto lontano dal ricovero verdiano per musicisti.

Le ragazze accolte, in questa casa laica, con alle spalle un triste destino vengono chiamate le volontarie. Vengono accettate e seguite da Donne forti e motivate, purché queste ultime hanno una volontà di redenzione. All'interno di questa casa c'è un dormitorio un' infermeria e le ragazze trascorrono giornate serene facendo lavori di cucito. Questa casa è un passaggio o per altri istituti più ricchi o un passaporto per un lavoro onesto che permette alle ragazze di vivere dignitosamente. Queste poverine, alcune molto giovani, si sentono amate e si riappropriano di quella fanciullezza alla quale sono state strappate. Un Istituto laico con all'interno il quadro di quella fanciulla, Mariuccia, che ha chiesto alla madre di aprire un'asilo per fanciulle povere, un'opera di amore per giovani violate, usate, ma che con amore tentano di risorgere in un luogo comunque di grande spiritualità.

Si pensa alla grandiosità di questo progetto, all'avanguardia per quel tempo, dato che solo alla metà degli anni 70 del 900 si sono aperti centri di assistenza statali  per tutelare le Donne, ancora oggi  sono poche strutture e insufficienti, per poter dare un aiuto serio e degno di uno stato moderno e civile. 

Esiste ancora oggi e aiuta mamme e bambini in difficoltà. Nacque nel 1902 dopo la morte di Maria, per difterite nel 1901



La mamma Ersilia Bronzini e il padre Luigi Majno chiamavano la loro adorata figlia Mariuccia e grazie alla sue ultime volontà fondarono questo luogo d'amore e spero che da oggi in poi, il suo nome non venga più accostato a comportamenti infantili di  adulti irresponsabili. 


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